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E' UN DOVERE SOTTOSCRIVERE L'APPELLO "PER NON DIMENTICARE" UN COMBATTENTE PER I VALORI DA NON PERDERE MAI! VI INVITO A FARLO SENZA INDUGIO - GRAZIE
http://www.articolo21.info/appelli_form.php?id=134
Il sindaco di destra di Comiso ha cancellato il nome di Pio La Torre, comunista, ammazzato dalla Mafia, al quale era stato intitolato l’aeroporto cittadino, per ripristinare quello di un generale della più vergognosa guerra d’aggressione fascista, quella contro l’Etiopia.
L`Associazione Volontari Canile di Porta Portese è venuta a conoscenza di una presunta raccolta di fondi e donazioni a favore della Valle dei Cuccioli (una struttura-canile dell`Ufficio Diritti degli Animali del Comune di Roma gestita dall`Associazione Volontari Canile di Porta Portese).
| Brasile - 05.8.2004 |
| Ai margini |
| Centianaia di indios cacciati. Tre bimbi morti e dodici ricoverati per fame e malattie |
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Da nove mesi 480 indigeni del Mato Grosso sono costretti a vivere ai margini della strada statale BR-158, immediatamente fuori dalla regione Marãiwatsede, quella che per diritto naturale e costituzionale è la loro terra. Eppure questa gente è stata buttata fuori. Un gruppo di fazenderos ha occupato l’area dove risiedevano queste famiglie e le hanno cacciate con la forza. Poi, si sono appellati al Tribunale Supremo Federale (Stf) che ha fatto il resto. Quasi istantaneo è arrivato infatti un provvedimento giudiziario che praticamente impedisce ai legittimi proprietari di tornare a casa propria e li degrada a senza terra. Da allora 170 bambini e i loro genitori sono costretti a vivere in rifugi di fortuna ai bordi di una strada sterrata e polverosa. Cacciati dal loro paradiso naturale, centinaia di uomini e donne si sono dovuti arrangiare coprendo le misere baracche di legno con sacchi di plastica o canne intrecciate. Condizioni di vita al limite della sopravvivenza. Cibo scarso e poca acqua, sporca e contaminata. “La situazione di questa gente è molto grave – commenta Edson Beiriz, il referente dell’amministrazione regionale dalla Fondazione nazionale brasiliana degli indios (Funai), lanciando l’emergenza -, è insostenibile e tende ad aggravarsi. Già tre bambini sono morti per la fame. I capi famiglia sono sul piede di guerra. Non ce la fanno più e reclamano giustizia. Minacciano di riprendersi le loro terre con o senza il permesso delle autorità, non possono più restare a guardare i loro figli morire come mosche”. Prima di iniziare la cerimonia funebre, gli indios hanno esposto il bimbo nel bel mezzo della BR-158, bloccando il traffico. Nel frattempo un gruppo di uomini si è addentrato nella loro terra ancestrale per scavare la fossa in cui deporre il feretro del bambino. E’ là e soltanto là che questa gente, da sempre in totale osmosi con la natura, concepisce la sepoltura, la restituzione del corpo alla pacha mama. “Questo bambino adesso è morto – ha pronunciato Damiao, il cacique, capo supremo della tribù – Ma è un guerriero che ritorna nella Terra indigena di Marãiwatsede”. E lo stesso rituale si è svolto per gli altri due. Una situazione al limite. “Adesso basta. La Costituzione è stata violata a sufficienza. Gli Xavante non possono più aspettare, si rimpossesseranno immediatamente della loro terra, al di là di ogni provvedimento contrario espresso dalla corte di giustizia, e per protesta invaderanno la Casa della Salute Indigena appartenente al Ministero competente, il Funasa”, ha concluso. La Terra Indigena Marãiwatsede, un misto di foresta e cerrado (savana di erbe e arbusti), è situata nel municipio di Alto Boa Vista, nello stato del Mato Grosso, e comprende 165mila ettari ufficialmente dichiarati di proprietà degli Xavante dalla Presidenza della Repubblica. Gli Xavante, il popolo più importante del Mato Grosso Brasiliano, sono cacciatori e raccoglitori che da secoli hanno costruito il proprio ecosistema basandosi sulla presenza del Rio das Mortes, che fino a cinquanta anni fa costituiva un vero e proprio confine fra la vita e la morte per qualunque uomo bianco avesse intenzione di attraversarlo. Da secoli, infatti, questo popolo sta cercando con tutta la forza che ha di conservare la propria identità in un mondo dominato dai colonizzatori. A differenza di molti altri indios, questa gente ha rifiutato fino a poco tempo fa ogni contatto con i bianchi. “E non senza ragione – spiega Maria Luisa Bozzi del Wwf, associazioni che ha collaborato con gli indios per cercare di arginare l’estinzione di alcune specie animali-. Troppe volte la fiducia di altre tribù indigene era stata ripagata con villaggi bombardati, sacchi di cibo avvelenato (come lo zucchero alla stricnina) e doni infettati da batteri letali. Tutte strategie dell’uomo bianco per aprire allo sfruttamento enormi inesplorati territori. A memoria dell’intransigenza Xavante il più grande villaggio della riserva porta il nome di Pimentel Barbosa, l’ufficiale brasiliano convinto di potervi entrare con i suoi soldati perché aveva deposto le armi fuori dell'abitato. Furono uccisi tutti. Era il 1942: quattro anni dopo, gli Xavante accettarono di venire a patti con il Servizio di Protezione degli Indios. Ma sia chiaro: l'accordo non è mai stato considerato una sottomissione. Costretti a fare i conti con l'uomo bianco, hanno capito che dovevano impossessarsi dei suoi stessi strumenti culturali se non volevano soccombere. La conoscenza, come la saggezza degli anziani, è un valore fondamentale nella società Xavante, dove l'esperienza di una generazione passa alla successiva attraverso le parole, dai vecchi ai giovani. Decisi a superare la distanza culturale, una quindicina di anni fa inviarono cinque ragazzi, fra i dieci e i quindici anni, a imparare le regole dei bianchi. Affidati ad altrettante famiglie brasiliane della città di Ribeiro Preto, Stato di San Paolo, i giovani Xavante in otto anni conseguirono un livello di istruzione sufficiente ad aiutare la loro gente a far fronte al mondo esterno, continuando a vivere nella riserva di Rio das Mortes secondo le proprie tradizioni”. Togliere questa gente dal loro habitat, dunque, significa ucciderli. E’ chiaro che la loro società è da secoli improntata su tradizioni minuziose e preziose, che non lasciano niente al caso. “La tecnica di caccia più utilizzata dagli Xavante è antichissima, simile a quella dei cacciatori del Paleolitico, e consiste nel circondare una zona, incendiarla e uccidere tutti gli animali in fuga – riprende l’esperta del Wwf -. Gli Xavante usano lance, arco e frecce, ma anche fucili e pistole. Il bottino di caccia viene consumato da tutto il villaggio per molti giorni consecutivi. Se la caccia è una attività maschile, la raccolta di tuberi e frutti, insieme alla coltivazione di un po' di manioca, è femminile. La società Xavante è rigidamente divisa secondo il sesso e le fasce di età. A 10 anni i maschi lasciano la famiglia per vivere con i coetanei in Come i più antichi cacciatori raccoglitori, gli Xavante hanno un profondo senso della collettività. Secondo il loro modo di pensare, un individuo isolato è finito. Quando uno di loro si ammala, tutti i parenti si riuniscono e rimangono con lui a sostenerlo. Malattie quali tubercolosi, influenza e certe forme di diarrea, verso le quali in 50 anni di contatto questi indios non hanno ancora evoluto una resistenza, hanno un esito letale. E ciò che sta succedendo a quei bambini ne è la prova tangibile. “Quando i sintomi del malato non rientrano nella cultura Xavante – conclude Maria Luisa Bozzi - tutto il gruppo cerca aiuto dalla medicina dell'uomo bianco. Altri occidentali, come il biologo Frans Leeuwenberg dell'Unicef, lavorano con gli Xavante per la difesa del loro diritto alla sopravvivenza. Grazie agli sforzi di questa gente, alle vaccinazioni dei bambini e alle cure, la mortalità infantile è molto diminuita e la tubercolosi è sotto controllo. Risultato: in 5 anni la popolazione della riserva di Rio das Mortes è aumentata del 10”. E tutto questo nella loro terra ancestrale, nel loro ecosistema, nel loro piccolo mondo nel cuore dell'Amazzonia. Quindi, come pretendere che adesso restino inermi, cacciati fuori da casa propria, a guardare i propri figli morire? |
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ROMA - Sono stati imprudenti. Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha commentato la vicenda dei due turisti olandesi aggrediti venerdì notte da due romeni in via Portuense, all'altezza di Ponte Galeria, nella periferia della Capitale. Il primo cittadino spiega che i coniugi si sono accampati in un luogo dove non era consentito e in quelle condizioni sarebbe stato impossibile garantire la loro sicurezza. Entrambi sono stati massacrati a bastonate, la donna - di 52 anni, è stata anche violentata.

Gianni Alemanno (Lapresse)
Considerazioni del Passatore:
E me cojoni! direbbe er poro Principe de Verdone!
fonte la stampa
STREGHE E STREGHI DI TUTTO IL MONDO: UNIAMOCI E FACCIAMO UNA CATENA DI MALEFICI AFFINCHE' VENGA RESO PAN PER FOCACCIA AL REO MILIARDARIO!
FIGO: PREMIO CACCA DELL'UMANITA'!
NON POSSO INFIERIRE TROPPO PERCHE' IL MIO TENERO AMICO STEFANOVER TIFA INTER! MA PENSO CHE SOFFRIRA' DAVVERO TANTO E SI VERGOGNERA' DI QUESTO VIGLIACCONE PRIVO DELLE PIU' ELEMENTARI NORME DEL VIVERE CIVILE!

Vi racconto una storia che sembra una favola(triste) e invece è accaduta davvero.
C'era una volta un bellissimo gatto nero. Viveva ad appiano gentile. Gli piaceva sdraiarsi sull'erba dei prati frequentati dai calciatori dell'inter in allenamento.
Loro giocavano, lui prendeva il sole e di tanto in tanto osservava con distacco felino quei matti in braghette che rincorrevano il pallone. Non aveva mai fatto del male a nessuno. Dormicchiava,sbadigliava, con la zampetta lavava il mantello nero.
I suoi guai sono cominciati quando qualcuno lo ha notato ai bordi del campo: oddio un gatto nero!
Siamo nel terzo millennio, le streghe sono state tutte bruciate alcuni secoli fa, ma esistono ancora degli imbecilli capaci di credere negli effetti malefici di un micetto scuro.
E il nostro micetto scuro come il buio e dolce come il miele è stato preso di mira da un paio di calciatori: ecco è lui l'untore, lui ci porta sfiga.
Il povero gatto non ha più avuto pace. Veniva scacciato. Lo inseguivano forse per rifilargli una pedata al posto del pallone.
Finché un giorno, un attaccante di nome Figo, un portoghese che non segnava un gol dalla presa di Troia, lo ha schiacciato con la jeep. Oh, eliminato lo iettatore!
Però, che campione di intelligenza, quel Figo. Il quale, la domenica dopo viene schierato da Mancini nella partita contro la Juve, e si infortuna alla gamba. Stagione chiusa, forse carriera chiusa.
Da quel momento l'Inter ha avuto solo tribulazioni, si è mangiata gran parte del vantaggio sulla Roma.
Non era il micio nero che menava sfiga, ma chi lo ha ucciso, lo sfigato Figo.
Ma ecco il miracolo. Mancini ha la buona idea di portare la squadra in visita al Papa, che ama i gatti di ogni colore(non essendo un cr***no non è nemmeno superstizioso).
Benedetto XVI ha ricevuto la comitiva e, dato che il suo nome è una garanzia, l'ha benedetta.
La storia si chiude qui.
auguriamo all'inter di vincere lo scudetto e di avere imparato la lezione: i gatti neri vivi portano buono, i gatti neri morti ammazzati con crudeltà sporcano la coscienza degli stolti.
E gli stolti sono perdenti.
Speriamo che il Papa"gattolico" abbia sistemato le cose.
in ogni caso, se Figo mi attraversa la strada, mi tocco.
Vittorio Feltri.
SENZA PAROLE!
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Argomento: Caccia e pesca
Notizia da: Sostegno a Sea Shepherd in Italia
La nave rompighiaccio "CCGS Des Groseilliers" della Guardia Costiera Canadese ha speronato per ben due volte la nave della Sea Shepherd.
La Guardia Costiera aveva ordinato alla Farley Mowat di non avvicinarsi alla zona in cui verranno massacrate le foche, ma di fronte al rifiuto della Farley Mowat, la Guardia Costiera ha speronato l'imbarcazione nella parte sinistra della poppa. Dopo che la Farley Mowat si è fermata tra i ghiacci, la Guardia Costiera ha speronato di nuovo nello stesso punto la nave, danneggiando le lamiere.
La Guardia Costiera con questo gesto ha dimostrato estrema imprudenza. L'equipaggio della Farley Mowat stava documentando il massacro delle foche. Non stava interferendo con la caccia.
"Sto cominciando a domandarmi se le persone sul ponte della Groseilliers abbiano una licenza per comandare una nave," dice il Capitano Alex Cornelissen. "L'incompetenza della Guardia Costiera è già costata la vita a quattro cacciatore questo fine settimana e ora si mettono a speronare navi tra i ghiacci. E' incredibile. E' come se la Guardia Costiera avesse dichiarato guerra ai difensori delle foche e i cacciatori morti siano stati un effetto collaterale".
La Farley Mowat rimarrà nel Golfo di San Lorenzo e continuerà a documentare le atrocità che hanno luogo in quella zona. L'equipaggio della Sea Shepherd ha già visto abbastanza per comprendere che l'affermazione del Governo canadese secondo cui questo massacro è "umano" non ha alcuna base – in altre parole è una menzogna sponsorizzata dallo Stato.
"Sembra proprio che il Canada sia pronto a ricorrere alla violenza per nascondere la verità su questa orribile mattanza", dice il Capitano Paul Watson. "Il nostro obiettivo è quello di opporci alla loro violenza e continuare a documentare la verità".
Fonte:
Sea Shepherd, Canadian Coast Guard Rams Farley Mowat, 30 marzo 2008

questa è una donna!!!!! poi ci sono quelle idiote giulive che pensano di valere qualcosa e di acchiappare qualcosa mettendosi addosso il sangue e il pelo altrui! Spero che si imbattano in qualcuno che pensi allo stesso modo, e che le spelli e le spenni (vive però!), per adornare se stesso!
Notizia dal progetto di AgireOra Network: 'Sostegno a Sea Shepherd in Italia'. Collaborazione tra AgireOra Network e Sea Shpeherd, la più aggressiva, determinata, attiva, ed efficace associazione di protezione degli oceani nel mondo volta a far conoscere le attività dell'associazione anche in Italia. [ Dettagli sul progetto 'Sostegno a Sea Shepherd in Italia' ]
che siate maledetti dal profondo degli inferi! che il sangue e il dolore di queste creature ricada su di voi per sette generazioni, le sette piaghe d'Egitto in confronto siano sollazzi!
MALEDETTI, MALEDETTI MALEDETTI!
Nell’antica Grecia al tempo delle Olimpiadi si fermavano tutte le ostilità e le guerre; era un periodo di pace e di fraternità! Ma non tutti sono all’altezza di comprendere, non tutti hanno alle spalle la cultura necessaria! Altrimenti non appoggerebbero chi da tempo favorisce il genocidio silenzioso nel Darfur! Altrimenti non assisteremmo a questa crudeltà di stato che ha le stesse connotazioni del nazismo! Vergogna, dobbiamo tutti firmare l’appello, il link è in fondo alla pagina!
prelevato con dolore da www.logorromins.splinder.com
ANCORA GATTI STERMINATI A PECHINO

Gatti sterminati a Pechino 12/03/2008
Il Governo cinese, per presentarsi al mondo con una facciata “pulita” - non moralmente, ma solo esteticamente - sta catturando tutti i randagi e portando avanti una politica del terrore in modo che i cittadini abbandonino anche i propri animali domestici.
Tutti vanno a finire imprigionati in gabbie all’interno di veri e propri lager e lasciati morire di malattie.
Il Daily Mail ha dedicato a questo un lungo articolo con foto scioccanti.
Il governo cinese sta portando avanti una campagna dis-informativa che racconta ai cittadini che i gatti sono pericolosissimi portatori di malattie, li invita a liberarsi dei propri gatti domestici, e ordina a tutti di dare una mano agli addetti alla cattura dei gatti che si trovano per strada (randagi, o appena abbandonati dai vigliacchi proprietari).
I proprietari dei gatti, stupidamente terrorizzati dalla paura delle malattie, abbandonano per strada gli animali, che vengono poi presi dalle “squadre di raccolta”. Guardate questa foto che mostra come i gatti vengono catturati e trasportati verso i lager (vedi sopra)
La paranoia e’ giunta a livelli tali che sei gatti randagi - tra cui 2 femmine incinte - sono stati picchiati a morte da alcune insegnanti nei pressi di una Scuola materna, per paura che potessero trasmettere malattie ai bambini.
Ignoranza, insensibilita’ e malvagita’ dei cittadini ben si combinano con il desiderio di massacrare i gatti del loro governo.
Ma in realta’ non ci sono pericoli di malattie, dicono gli animalisti locali, il governo vuole soltanto fare pulizia per le Olimpiadi.
Riportano alcuni testimoni: “In questi posti, abbiamo visto circa 70 gatti tenuti in gabbie impilate l’una sull’altra in due piccole stanze. […] Le malattie si diffondono velocemente, e gli animali muoiono soffrendo una lenta agonia. Non vengono nemmeno uccisi con un’iniezione letale quando stanno male, vengono lasciati li’ a morire lentamente. […]
Sono i gatti domestici quelli che soffrono di piu’ e che muoiono prima. Molti rifiutano il cibo e l’acqua e si ammalano prima dei gatti randagi.”

Christie Yang, dell’Associazione Animals Asia, ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati.
Abbiamo capito che il governo cinese vuol far apparire Pechino in una buona luce, ma catturare i gatti in un modo cosi’ inumano avra’ l’effetto contrario”.
Facciamoglielo capire anche noi, per quanto possiamo, che quel che stan facendo e’ vergognoso e incivile. Innanzitutto evitiamo tutti i prodotti cinesi (e’ difficile, perche’ e’ tutto “made in China”, ma proviamoci) e i ristoranti cinesi, e poi possiamo scrivere all’ambasciata cinese in Italia, via mail e fax (mandate anche fax, se potete, o lettere di carta) e firmare questa petizione:
http://www.firmiamo.it/sterminiogatticinesixolimpiadi
I recapiti dell’ambasciata per scrivere email, lettere, fax, o telefonare:
Ufficio Consolare dell’Ambasciata della Rep. Pop. Cinese, via Bruxelles 56, 00198 Roma
email: chinaemb_it@mfa.gov.cn
Tel. 06-8419942 / 06-97611440
Fax 06-8413467
Fonte:
Daily Mail, Olympics clean-up Chinese style: Inside Beijing’s shocking death camp for cats, 10 marzo 2008
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=454

Segnalatomi da Elena di
Se potete diffondere il messaggio, grazie.
Cari amici di penna e di mouse, comprendo benissimo che venire sul mio blog significa spesso farsi un cuore piccolo e gli occhi velati dalle lacrime e per questo molti di voi ci passano di sfuggita; altri non vengono più. Ma questo blog non avrebbe significato se servisse solo per cazzeggiare, questo lo posso fare benissimo nella vita reale, dove pure non lesino le mie furibonde filippiche. Ebbene, se continuare a pubblicare notizie catastrofiche che rispecchiano la realtà crudele e le malefatte dell'uomo che si crede padrone della terra, significa perdere visibilità e amici, sono spiacente, ma di più lo sarei se venissi meno ai miei principi etici che mi vedono da sempre impegnata nella vita reale in guerre e lotte senza quartiere per aiutare i nostri fratelli migliori: terribile e cruenta non sono io che pubblico, ma i sempre maledetti umani che non si fanno scrupolo di infliggere sofferenze inaudite e inaccettabili sui deboli innocenti che non possono difendersi dalla malvagità umana; perchè nati privi di cattiveria e vittime sotto ogni cielo e sopra ogni parte del nostro maledetto pianeta, della estrema crudeltà, esercizio della crudeltà anche sull'uomo, tenace e perversa che non si affievolisce neanche dinanzi all'agonia terribile di fieri esseri viventi, più degni di noi di calpestare il Sacro Suolo di questa Madre Terra , che abbiamo tutti avuto in prestito, oserei dire immeritatamente!
Ed ecco a voi se volete, se non volete è uguale... la sofferenza dei fratelli animali rimane ignobilmente ignorata! Vi prego di partecipare allo sdegno e di partecipare anche alle numerose petizioni in aiuto degli animali che troverete nei siti
corrispondenti ai miei banner a capo pagina! Grazie!
comunque: peste equina lo colga (e lo coglierà, lo coglierà!) a chi mangia il cavallo............ grande amico dell'uomo!!!!!!!!
fonte: corriere.it 12/2/2008
gli animalisti: «Stop al trasporto di animali vivi, la macellazione avvenga sul posto»
MILANO - Sono destinati al macello, ma la condanna a morte che pende sulle loro teste non può essere una giustificazione per aggiungere ulteriori ed inutili sofferenze in quello che è di fatto il loro «miglio verde», l'ultimo tragitto che compiono prima di finire trasformati in bistecche. Anche perché di miglia, in condizioni precarie e di forte disagio e dolore, ne percorrono parecchie centinaia: quelle che intercorrono nel tragitto fra la Spagna e il sud Italia. Tradotto in chilometri, fa circa 2 mila. E' la triste sorte che tocca a non meno di 80 mila cavalli ogni anno, secondo quanto denuncia la Lega antivivisezione (Lav), che proprio in questi giorni sta promuovendo la campagna «Handle with care», dal nome dell'omonima coalizione internazionale di associazioni animaliste, finalizzata alla richiesta di migliori condizioni per il trasporto degli animali. Anche quelli destinati al banco della macelleria..

Cavalli destinati al macello: prima di morire sono costretti a viaggiare per 2 mila chilometri in condizioni di estrema sofferenza
IMMAGINI CHOC - A sostegno della campagna, la Lav ha diffuso immagini che documentano il difficile viaggio compiuto dalle mandrie equine nel loro passaggio dalle zone di allevamento a quelle di consumo. Un tragitto lungo e tormentato, compiuto in spregio alle norme sull'animal welfare che pure esistono e valgono - o dovrebbero valere - nell'intero territorio della Ue. Ma che tuttavia non vengono fatte rispettare. Il video è stato girato dai volontari dell'associazione tedesca Animals'Angels, che hanno provato a seguire alcuni di questi convogli per verificare in prima persona le sofferenze degli animali.
STIPATI E CALPESTATI - I cavalli sono stipati su camion in spazi angusti dove gli animali che cadono a terra sfiniti vengono calpestati dagli altri che condividono i pochi metri quadrati del pianale. I capi dovrebbero per legge viaggiare in box individuali, ma questo non sembra valere per i trasporti tra Spagna e Italia. Durante il viaggio gli animali non vengono mai fatti scendere e rifocillati, anche se le norme in materia prevedono che che ciò avvenga almeno ogni 24 ore.
DUEMILA KM DI SOFFERENZA - Il viaggio inizia a 2000 chilometri di distanza dalle zone di maggiore consumo, che sono appunto le regioni meridionali dell'Italia. Si parte dalla Catalogna, dove i cavalli vengono allevati conducendo un'esistenza tutto sommato buona, pascolando liberamente tra le colline. I mattatoi locali, però, non sono ancora in grado di lavorare e congelare la carne per la successiva commercializzazione. Di qui la necessità di organizzare questi veri e propri viaggi della morte. «Gli allevatori locali non sono molto favorevoli all'esportazione di animali vivi - fanno notare gli animalisti -, ma affermano di non avere scelta». In alcune fattorie di valle i cavalli vengono fatti ingrassare, poi entrano in scena gli intermediari che li acquistano per poi rivenderli. E subito dopo arriva il momento del viaggio, che durerà dalle 36 alle 46 ore. E che viene compiuto con qualunque condizione meteo, con temperature che in estate sono spesso superiori ai 40 gradi, con cibo e acqua non vengono somministrati con regolarità. Capita spesso che i cavalli compiano l'intero tragitto restando assetati e soffrendo per il calore e la disidratazione.
CONSEGUENZE PER L'UOMO - Non è solo una questione di rispetto per gli animali. Come documenta la videoinchiesta di Nino Luca, le cattive condizioni igieniche e di trasporto hanno ripercussioni anche sulla qualità delle carni e, di conseguenza, sulla salute di chi le consuma. Secondo la Fao il trasporto su lunghe distanze è un facile veicolo di malattie. Quando gli animali sono stipati su un camion, bastano 30 minuti per far passare dal 18 al 46% il livello salmonella negli escrementi. E all'arrivo dopo un viaggio di questo genere, il numero di animali infetti passa dal 6 all'89%. Con 170 mila cavalli macellati ogni anno, l'Italia detiene il primato del più alto consumo di carni equine. La Puglia è la regione che guida la graduatoria, con il 32% del totale nazionale. Ma i consumatori sono convinti di comprare carni di provenienza locale. In realtà, come documenta Handle with care, le cose funzionano in maniera molto diversa.
«FERMATE QUEI VIAGGI» - «Siamo convinti che il commercio di cavalli vivi su lunga distanza debba finire - dicono la Lav e gli altri gruppi che promuovono la campagna - e che le leggi sul benessere animale emanate dall'Unione europea debbano essere fatte rispettare in modo rigoroso. Occorre eliminare il commercio di animali vivi su lunghe distanze e, se proprio deve essere, chiediamo che la macellazione avvenga vicino ai luoghi di allevamento. Il trasporto su così lunghe distanze è un qualcosa di crudele e di assollutamente non necessario».
Alessandro Sala
12 febbraio 2008